|
Farsi
carico degli altri, è
uno dei valori che sta alla base della speranza di un
mondo nuovo. Il diritto alla vita non è solo il diritto
a nascere, ma anche il diritto ad essere accolti, amati,
cresciuti ed educati adeguatamente. L'accoglienza
dei minori non "naturalmente" propri, è un
valore della coscienza profonda di ogni uomo. In
passato questa accoglienza è stata praticata con naturalezza
e semplicità.
La
Costituzione Italiana richiama al dovere della solidarietà
ed all'obbligo per la collettività di garantire i diritti
inviolabili dell'individuo, il diritto al pieno sviluppo
della personalità, quello di provvedere quando i genitori
naturali non siano in grado di mantenere, istruire ed
educare i propri figli.
Queste citazioni sottolineano
come l'affido non sia considerato come un mezzo per
dare un figlio a una coppia che non l'ha, ma come atto
solidale per dare dei genitori a un bambino che ne è
temporaneamente privo. Questo in assonanza con il diritto del bambino ad
avere una famiglia e non del diritto degli adulti di avere un bambino.
Nella
realtà ferrarese le motivazioni delle famiglie affidatarie
a proporsi per aiutare un minore sono state differenti,
ma riconducibili al tema generale della volontà di fare
qualcosa per un bimbo in difficoltà con un determinante
sia religioso sia sociale.
Preferiamo
lasciare che le singole motivazioni personali e familiari
siano espresse dalle famiglie nei nostri incontri, anche
perchè abbiamo più volte constatato che durante l'affido
le motivazioni dell'inizio vengono via via modificate
e si arricchiscono di valori di stili di vita, più che
di dichiarazioni di intenti ideali.
Tuttavia,
possiamo fare un tentativo a distanza, via rete. Esistono,
tra tante, due categorie di motivazioni, la prima categoria
comprende quelle che gli operatori cercheranno
di far emergere nei colloqui, se già non sono emerse
nel confronto di coppia. Queste motivazioni non sono
altro che la parte emersa di un iceberg, cioè della
parte che si rende evidente solo se esiste quella sommersa.
La parte sommersa costituisce la seconda categoria di
motivazioni, non facilmente esplorabile dagli operatori,
e che non si può racchiudere in parole e in pensieri,
ma in sentimenti. Ma come faccio a sapere se ho queste
più profonde motivazioni? Semplice! Leggi la seguente
poesia di Giusi Quarenghi, se ti dice qualcosa, hai le
motivazioni giuste.
|
Non
smettere di volermi bene
Non
smettere mai
Nemmeno
quando ti faccio arrabbiare
Ho
sbagliato
Sapevo
che non era da fare
L'ho
fatto lo stesso
L'ho
fatto apposta. Lo so
Volevo
vederti perdere la pazienza
Farti
infuriare, farti dispetto
.....
Non
ti piacciono le promesse
E
io non te ne faccio
Tu
perdonami però
Quello
che vuoi è che io capisca
Eccoti,
finalmente sei qui
Mi
prendi tra le braccia
Tienimi
così, e dimmelo, dimmelo
Che
non smetterai di volermi bene, mai.
"Non
smettere di volermi bene" dal Salmo
51 per voce di bambino
|
Tipologia
delle famiglie che si avvicinano all'affido
Uno
spunto di riflessione potrebbe essere una proposta schematica che ha formulato
l'AiBi (Associazione Amici dei Bambini) in quattro semplici schemi:

|
1.
La famiglia combattiva. Tipi che, quando affrontano una realtà nuova, di
solito cercano di combattere per vincere. Sull'affido potrebbero essere portati
a pensare che l'altro (la famiglia naturale e/o il bambino in affido) è da sottoporre
ad attento esame per coglierne i possibili lati deboli, sistemare, controllare,
mettere al posto giusto. Forse non sono ancora il tipo giusto per l'affido,
ma possono lasciarsi interrogare dalla vita, accettando di mettersi in gioco
in un carico di relazioni che li cambieranno.
|

|
2.
La famiglia sperimentatrice. Tipi che, di fronte a una realtà nuova, cercano
di analizzarla, controllarla e anche manipolarla, mettendo in atto strategie
che consentano di verificare se il bambino "funziona", risponde alle
attese, dà sicurezze. Nel campo dell'affido questo atteggiamento può trasformarsi
in sicurezza e desiderio di fare, accompagnati da un forte orientamento al
risultato. Ma non sono ancora pronti all'affido.
|

|
3.
La famiglia cooperativa. Tipi che si mettono in posizione d'ascolto e presa
di contatto, lasciandosi aperta la possibilità di ascoltare e imparare. Sapendo
che l'altro, il "diverso", non è una minaccia. Nell'affido non si
pongono in competizione con la famiglia naturale e si rendono disponibili al
cambiamento. L'atteggiamento è buono, ma tendono a superare le regole per desiderio
di fare, senza determinare i distinguo che talora sono necessari.
|

|
4.
La famiglia a profilo misto. Tipi che si pongono in modo equivalente ed
incerto tra
i tipi descritti sopra. Sono ancora un po' confusi e hanno bisogno di approfondimento
in famiglia e in gruppo.
|
Le
famiglie affidatarie veterane sanno di essere passate attraverso tutti questi
schemi, in misura più o meno grande: con l'affido non si è mai "imparati",
ma bisogna continuare a verificarsi e a porsi in discussione.
|