La costituzione di gruppi di sostegno alle famiglie accoglienti (adottive e affidatarie, o comunque, accoglienti) è uno dei temi che più si dibattono tra le associazioni. 

I gruppi di sostegno nascono da esigenze plurime, da un lato la spinta professionale dei servizi (la costituzione dei gruppi di sostegno per famiglie affidatarie è un compito istituzionale del servizio psicosociale che talora trova ampliamento anche in altre famiglie a rischio: quelle adottive e quelle che offrono ospitalità temporanea, ad esempio a migranti o a mamme sole).

Dall'altro lato i gruppi di sostegno nascono dall'esigenza interna delle famiglie ad avere uno spazio di racconto e di confronto sulle proprie esperienze e sui loro piccoli problemi quotidiani. Mentre il primo ha una impostazione tipicamente professionale ed ha un elemento di riferimento preciso nella conduzione (lo psicologo specializzato nei problemi dell'accoglienza), nel secondo caso nascono in modo spontaneo, più basati sulla modalità della prossimità che sul criterio della strutturazione metodologica.

In tempi recenti si è sviluppata anche una terza modalità che ha accolto i favori sia dei servizi psicosociale, sia delle famiglie con l'attuazione di gruppi di auto-mutuo aiuto o anche di mutuo aiuto guidato da professionisti specializzati nella conduzione di gruppi non necessariamente legati all'accoglienza di minori.

Quest'ultima forma è molto utile per alcuni punti forti: la compartecipazione attiva e soprattutto auto-formativa delle famiglie, la non dipendenza da un sapere "autocratico", la discussione tra pari, la grande dinamicità strutturale che si adatta alle esigenze senza scadere in una ritualità di prassi.

Bisogna subito dire che questo fare gruppo non è totalmente sostitutivo di quello individuale retto da un professionista psicologo dei problemi dell'accoglienza, ma rappresenta una forma sussidiaria che si affianca all'operato specifico del servizio psicosociale.

Gli altri vantaggi del sostegno con gruppi di auto-mutuo aiuto sono l'assenza di sovrapposizione dell'attività del gruppo con lo specifico lavoro individuale degli psicologi del servizio, non creando conflittualità, e soprattutto erodendo l'aspetto della "dipendenza" che le famiglie accoglienti con l'operatore finiscono con accumulare dopo un lungo excursus.

Tuttavia, l'auto-mutuo aiuto presenta anche forme di deriva che devono essere previste e regolate, se si vuole che il gruppo di famiglie abbia uno sviluppo in crescita di entusiasmo, di partecipazione e di efficacia. A queste derive, la letteratura offre un buon sostegno. Per rendere questo concetto chiaro sul piano scientifico, e non sul piano delle opinioni, si riporta lo schema di Drexler-Sibbet che è tra quelli più seguiti nelle conduzioni di team e gruppi di lavoro tra componenti alla pari.

 

Modello di Drexler - Sibbet
Modello di Drexler - Sibbet

 

Lo schema evidenza i punti di forza e i punti critici tappa dopo tappa dell'evoluzione del gruppo di lavoro determinando l'autocoscienza dei componenti e facendo punto fermo su un tutor facilitatore della discussione. Questa impostazione è valida sia per gruppi di lavoro per la costruzione di ponti che per la discussione di pensieri filosofici e determina una visione interna ed esterna sulle cose da fare, e come queste devono essere fatte per procedere nel processo di maturazione del pensiero.

Segreteria telefonica

Francesca Massellani (cell. 347 9692830)

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